In memoria di Eugenio (1943-2005)

Kauno Italu bendruomene nori atsisveikinti su Eugenio ir prisiminti koks jis buvo, paprastas ir nuosirdus vyras, kuris mylejo si miesta ir sia sali

Lo conobbi per caso una notte dell'inverno 2003/2004 in una strada innevata della città vecchia di Kaunas, in Lituania, allorché, camminando con un amico italiano, eravamo indecisi se andare in uno o un altro pub a terminare la serata. Fu il mio amico, che aveva vissuto nel luogo più a lungo di me, a presentarmelo: capelli castani lunghi fino alle spalle, baffi e pelle abbronzata, immagino frutto di regolari sedute al solarium. Le parecchie rughe sul volto ne tradivano però l'età: almeno cinquanta, più probabilmente sessanta, forse settanta anni. Era vestito abbastanza casual: ricordo il suo giubbotto di pelle imbottito tipo il cowboy dell'annuncio delle Marlboro Adventures.
Mi si presentò "Eugenio, piacere", e iniziò a raccontarmi con un forte accento napoletano cosa fare (e non fare) da quelle parti, nonché delle sue ultime conquiste sessuali...
Quella sera l'incontrò terminò lì, ma si sa che gli italiani all'estero finiscono bene o male per ritrovarsi fra loro di tanto in tanto. Specie se sono pochi in un posto.
Salutatolo e proseguito per la nostra strada il mio amico iniziò a spiegarmi, qualora la prima impressione non fosse già stata più che esaustiva, chi fosse esattamente questo Eugenio.
Era uno che viveva lì, in questa città secondaria della Lituania, già da dodici anni, godendosi una pensione -forse minima- italiana a un costo della vita che ne triplicava il valore, e andando a caccia di donne dalla mattina alla sera.
Il ristorante italiano dove era solito passare il tempo Non esagero se dico che era l'immagine elevata al cubo dello stereotipo che gli stranieri hanno degli italiani. In ogni caso, essendo oramai divenuto noto alla maggior parte delle donne fra i quindici e i quaranta anni che fossero solite passeggiare nelle vie del centro, era probabilmente l'Italiano per antonomasia, forse l'unico che avessero mai visto.
Di sicuro confermava l'immagine dello stereotipo che gli stranieri hanno degli italiani: gesticolava, parlava a voce alta, ed aveva una cosa sola per la testa...

"Tredici anni di scopate"

Così come lo era ai Lituani, era noto agli stranieri. Gli scandinavi, ce ne sono molti da quelle parti, lo citavano per prendere un po' in giro noi italiani (fu proprio un norvegese a soprannominarlo "the Marlboro Man"); gli altri italiani ne parlavano imbarazzati ma divertiti allo stesso tempo. "Tredici anni di scopate" disse un altro mio amico con disprezzo. Io ed altri lo menzionavamo con allegria. In ogni caso tutti erano d'accordo che fosse personaggio.
Affermava di "aver visto crescere" tutte le donne della città, e di ciascuna o quasi di loro poteva decantare il talento a letto. Esiste una videocassetta che racconta la storia della città, in cui in un'inquadratura lo si vede incidentalmente a passeggio nella via pedonale abbracciato a una ragazza.
Quando non era a caccia di donne, il suo luogo preferito era uno dei ristoranti italiani, il più alla mano ed economico di tutti, oltre che meno alla moda, gestito da un suo concittadino, dove lo si trovava immancabilmente. Un mio amico si era chiesto se il non eccessivo successo di questa pizzeria fosse dovuto al fatto che Eugenio facesse da 'spaventapassere'...
Uscito da lì, era solito appostarsi in cima a un sottopassaggio lì vicino, dal quale intercettava le ragazzine di passaggio (dopo averne spiato dall'alto il decolté) chiamandole ad alta voce.
La cosa stupefacente era che i suoi modi da tamarro estremo avevano in fondo un certo successo. Era solito invitare le donne a un caffè nel centro. A volte mi capitava di passarci davanti, o di recarmici, e di vederlo seduto ogni volta con una ragazza diversa.
Per rendersi interessante si spacciava per un membro della mafia italiana. Oppure invitava le ragazzine a casa sua "a gustare il vero caffè italiano". Anche una nostra amica studentessa tedesca che passava da quelle parti ricevette questo tipo di avances...

"Ma tu sei schvizzero o italiano?

Ebbi occasione di conoscerlo meglio l'anno scorso. "Ma tu sei schvizzero o italiano?", mi chiese. Mi raccontò di aver passato la vita a commerciare con il blocco comunista, di essere stato il contrabbandiere privato di Marlboro per il figlio del PM staliniano Berija ("un uomo di'mmerda"), di avere iniziato lui, prima che Annabella Pavia gli soffiasse il mercato, il commercio dei visoni dalla Siberia, di avere perso una villa nella riviera romagnola ("Pavarotti era un mio vicino") per avere dichiarato una cifra inferiore nel rogito ed essere stato beccato e stangato dalla Finanza. Aveva un'opinione, un consiglio e un aneddoto, vero o falso che fosse, su tutto.
Il sottopassaggio dove si appostava Sosteneva di aver bevuto il caffè con Trapattoni durante la trasferta della nazionale di calcio in Lituania, vantava amicizie altolocate, diceva di essere stato lui ad aver interceduto per far venire un sacerdote italiano nella curia locale.
Poi passava a raccontare i vari aneddoti sull'Unione Sovietica, in cui, secondo lui, il Festival di Sanremo veniva trasmesso solo alla radio affinché la gente non vedesse il benessere dell'ovest. Raccontava che, grazie ai suoi commerci, lui era il solo occidentale a cui veniva concesso di entrarvi senza passare da Mosca, e così via...
Raccontava dei tempi di transizione della Lituania, di avere vissuto l'epoca in cui il viale principale di Kaunas si chiamava ancora 'Viale dell'Armata Rossa' prima di essere ribattezzato 'Viale dei Volontari', in onore ai volontari che nel 1991 si mobilitarono in milizie contro i comunisti per difendere l'indipendenza del paese. Ovviamente ad aneddoti veritieri come questo, ne mischiava altri un po' meno veri per rendere il suo discorso più interessante.
Era, tutto sommato, un uomo colto: parlava correntemente russo, polacco, tedesco e inglese, e se la cavava con il pur ostico lituano che parlava con un forte accento napoletano.

Il doppio passaporto

Quando la Lituania emanò la legge che introdusse i visti per l'immigrazione per lui furono dolori: non potendo stare nel paese come turista per più di 90 giorni ogni sei mesi, ed essendo i passaporti immancabilmente timbrati con data ad ogni attraversamento doganale, e non potendo lui ottenere un permesso per attività lavorativa o di altro tipo, si dovette ingegnare. Cercò dapprima di iscriversi all'università (e -non scherzo- al corso di lingua italiana...), e trovò poi la soluzione: il doppio passaporto.
Pare che disse al consolato italiano di avere perso il passaporto, e che se ne fece fare un altro. Quindi con i due passaporti (ciascuno in una tasca diversa) prendeva il treno fino alla frontiera con la Polonia, si faceva fare il timbro di uscita sul vecchio passaporto, scendeva alla prima stazione polacca, aspettava il primo autobus per la Lituania, passava attraverso una dogana diversa (quella sulla strada) dando il nuovo passaporto da timbrare, e così via ogni tre mesi.

Il taccuino delle Estoni

Da qualche anno le università dell'est europa partecipano agli scambi di studenti Erasmus, e sono quindi cominciati ad arrivare gli studenti dall'ovest. Agli studenti italiani che prima o poi finivano per imbattersi nel nostro personaggio, lui era solito fare una ramanzina mettendoli in guardia dall'inaffidabilità delle donne locali, tipo: "guagliò, nun ve fate illusioni... Voi pensate di venire qua, fate la bella vita, schhcopaate, e poi pensate di avere trovato la donna dei sogni... Noo, ve lo dico da amico, divertitevi e poi tornate in Italia. Non vi fidate di queste donne. Sono tutte troie, ve lo dico per esperienza. Il consolato italiano a Vilnius è pieno di pratiche di separazione. Io l'ho vistia la pila dei fascicoli... Queste la poligamia ce l'hanno nel sangue, e gli uomini lituani sono tutti dei cornuti... Per loro sono tutti 'amici' [ndr 'draugas' in Lituano vuol dire sia amico che ragazzo, nel senso di fidanzato]."
Ed era solito terminare con la mitica frase: "E io che sto qui sono il più cornuto di tutti. E me ne vanto!"
Una sera lo incontrai per caso in un ristorante. Mi chiese che fine avesse fatto un certo mio amico italiano che aveva una fidanzata del posto. Gli dissi che era tornato per un po' in Italia. Al che mi rispose prontamente alzando la mano, facendo il segno delle corna e emettendo un belato a voce alta davanti a tutti...
Dopo aver discettato delle abitudini socio-sessuali delle donne locali, era solito terminare il discorso con una considerazione sulle donne estoni: "quelle non le batte nessuno; annotano tutti gli uomini che si sono fatte in un taccuino per tenerne il conto e per mostrarlo alle amiche!"
Quando il discorso cade sull'Estonia, a me piace pensare, ridendomela fra me e me, che quei taccuini esistano davvero...

La comunità italiana e delle amiche lituane rendono omaggio a Eugenio sotto i lsuo appartamento

Lui non era un semplice turista sessuale, era un filosofo dell'imbrocco perpetuo. Che metteva in pratica ogni giorno, per poi raccontare di andare con una donna diversa ogni due giorni, dunque con un giorno di pausa, a causa dei limiti imposti dalla sua età avanzata.
Aveva scelto di vivere così, un po' per scelta, un po' per necessità. Si dice che se ne fosse andato perché aveva un processo in Italia per tentato omicidio dell'amante della moglie. O forse per una condanna per evasione fiscale. Si dice che fosse un ex pilota dell'Alitalia.
Delle sue amiche hanno acceso delle candele in suo onore Lo hanno trovato morto a casa la seconda settimana di agosto. Un mio amico americano, forse l'ultimo che l'ha visto vivo, mi ha raccontato che quel giorno lo aveva visto abbastanza in forma: aveva cercato di abbordare un paio di ragazze per strada, e poi gli aveva mostrato il display del suo cellulare che conteneva un sms con l'invito mandatogli da una terza...
L'autopsia ha stabilito che si è trattato di infarto. Nessun familiare -per quello che se ne è saputo- è venuto a reclamarne la salma, e non c'è stato nessun funerale.
Qualcuno ha organizzato una messa in suo onore. C'era qualche ragazza che si era affezionata a quest'anziano bizzarro, e, ad onor del vero, qualcuna ha pianto. E' morto solo, ma, per chi crede nell'immortalità, ha avuto la soddisfazione di vedere piangere per lui una ragazza molto bella. Una ragazza che fu l'oggetto di un litigio e di un lungo astio con un altro italiano, giusto per darvi un'idea del suo livello estetico.
Si era innamorato, non ricambiato, e dunque divenendone amico, di questa, dimostrando in fondo di avere un cuore.
In ogni caso era un uomo solo. Lascia, per modo di dire, una moglie e tre figlie, a una delle quali, mi è stato raccontato, dette il nome di una sua amante russa.
Con lui finisce un'era: quella dell'occidentale che fa la bella vita nei paesi comunisti, oggi che l'est europa si sta velocemente occidentalizzando. Per lui questo processo di occidentalizzazione che determina un mutare delle abitudini della gente, oltre che un rincaro continuo dei prezzi era, al pari dell'invecchiare, la progressiva fine del suo mondo.